lunedì 16 febbraio 2009
Una donna libera
domenica 1 febbraio 2009
NAUFRAGI
la navigazione tra Buenos Aires e Colonia del Sacrameto, in Uruguay, è uno slalom tra boe che segnalano scafi “undidos”, e bassi fondali. Mi sono sempre chiesto a cosa fosse dovuta questa ecatombe, difficilmente spiegabile, anche tenendo conto delle obbiettivamente difficili condizioni di navigazione in queste acque. Una risposta, anche se sarcastica ed ironica l'ho recentemente ottenuta, proprio a Colonia.
E' un capannone in lamiera perduto nel nulla, circondato da sterpaglie in cui si intravedono scafi abbandonati e rottami d'auto d'epoca, all'interno, in una confusione totale di piccole barche in lavorazione, motori marini, alberi d'alluminio e attrezzature nautiche di ogni genere, spicca una teca in cristallo, in cui fa bella mostra di se, una riproduzione del “Victory” di Nelson, perfettamente restaurata e molto bella, è l'unica cosa che appare nuova ed efficiente, sebbene , come mi racconta William, sia molto antica e reduce da un restauro durato ben otto anni. Ma la mia attenzione è forse, più attratta dai rottami che dallo splendido modello, e chiedo al mio accompagnatore che motore sia, quello dipinto in verde e parzialmente smontato che vedo su un banco vicino alla teca del Victory:
“E' un Volvo, che abbiamo recuperato da una barca a vela affondata, anche quell'altro la nell'angolo lo abbiamo recuperato da un relitto, come tutti gli alberi che vedi appesi alle pareti, ma vieni a vedere cosa sto facendo qua fuori.”
Mi porta all'esterno, e mi mostra, con evidente orgoglio, lo scafo di un motoscafo in fibra di circa dieci metri, è evidente che stanno assemblandoli una coperta completa d tuga e “Flay brige” .
” Lo scafo lo abbiamo recuperato da un motoscafo affondato lungo dieci metri, la coperta da un altro, ma più grande. La abbiamo adattata alle dimensioni dello scafo, e poi monteremo il motore Mercruiser, che hai visto prima, e rivenderemo il tutto. Bisogna pur guadagnarsi da vivere!”
Mi viene spontanea la domanda al quesito che da tempo mi assillava, e domando a William, perché vi siano tanti naufragi. Con un ghigno che accentua maggiormente il suo aspetto piratesco, mi risponde:
"Porque, por nuestra suerte, los arghentinos, non saben navegar!
Allontanandoci dal “tailler”, passiamo accanto ad un altro grande capannone, sul cui ingresso spicca la scritta – Museo de los Naufragios – mi vengono alla mente i racconti dei falsi fuochi accesi anticamente, lungo le coste della Cornovaglia per attirare i velieri con la falsa promessa di un sicuro approdo per farli naufragare, e poi depredarli. Che il moderno Rio della Plata, non sia poi tanto differente?
P.S.
Gli amici argentini, che conosco come ottimi naviganti, non me ne vogliano per la frase di Wiliam, anche se a volte, ho visto molti loro connazionali, navigare in modo un poco spericolato!
martedì 20 gennaio 2009
Prua a Levante

Il 29 febbraio, condizioni meteo permettendo, partirà da La Spezia “Pasaya”, uno Sleeker 45 – racer in alluminio e carbonio dalle caratteristiche tecniche molto avanzate – con destinazione la Tailandia.
In questo non vi sarebbe nulla di particolare, molte barche ogni anno,dal Mediterraneo affrontano la rotta per l'estremo oriente, anche se sono sempre di numero infinitamente inferiore rispetto a quelle che salpano con prua verso il calar del sole.
Il viaggio del “Pasaya” ha però almeno tre elementi che lo distinguono da altri.
Primo – avviene nella ricorrenza dei 140 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Tailandia, ed è sponsorizzato dall'Ambasciata di Tailandia in Italia.
Secondo – Salpa in un periodo dell'anno assolutamente inusuale, in pieno inverno, ripercorrendo una prima tappa mediterranea che di isola in isola, raggiungerà Tel Aviv. E' una rotta classica, percorsa già dalle galee genovesi e veneziane, con la differenza che in questo periodo dell'anno la Serenissima Repubblica, chiudeva le sue rotte, poneva le galle al sicuro negli squeri e nei mandracchi della costa dalmata, ed attendeva l'arrivo della primavera per riprendere la navigazione.
Terzo, ma per me primo – Al comando vi sarà il mio amico Simone Perotti, alla sua prima esperienza di grande navigazione oceanica, ma conoscendo le sue doti di marinaio, il suo metodico e serio approccio alla navigazione, la sua grande cultura e conoscenza delle cose di mare, sono certo che realizzerà un viaggio perfetto ed un'avventura indimenticabile.
Chi volesse seguire il viaggio di Simone potrà farlo, collegandosi al sito:
domenica 14 dicembre 2008
La Riserva
Nel paese dove mi trovo ora, esistono le “Riserve indiane” scampoli di territorio, quasi sempre inospitali, dove per gentile concessione del governo sono confinati gli ultimi superstiti di quelli che un tempo furono i proprietari di questa terra. Non tutti gli “indios” stanno nelle riserve, molti hanno deciso di cercare di accettare le diverse condizioni di vita imposte dal nuovo mondo creato dai “conquistatori”, e vivono – malamente- nella società degli uomini bianchi. Nelle riserve stanno quelli incapaci di adattarsi, e che ostinatamente, persistono a voler vivere secondo il loro ancestrale stile di vita.Sfogliando le patinate riviste del mondo della vela – che esistono anche qui -, guardando su internet le regate “virtuali” di moda in questo momento, mi sento sempre più vicino agli indios che hanno scelto di ritirarsi nelle riserve.
Sto solo aspettando che aprano una “riserva per velisti obsoleti” per potermi ritirare tra i pochi superstiti miei consimili. So benissimo che in questo modo mi esporrò' allo scherno ed al ludibrio dei nuovi turisti che verranno a visitare la riserva, come ci si reca allo Zoo o al Circo Equestre. Giovani aitanti, vesti con capi di avveniristico abbigliamento tecnico “griffato”, accompagnati da biondissime bamboline plasticose, ci additeranno sghignazzando:
- “Guarda quello, quello con i bermuda stracciati, là in fondo sta girando a mano con una manovella un antico verricello! - E quell'altro, con la pipa ed il cappellino di lana, sta attaccando con dei ganci una vela a un cavo metallico, e la issa a mano tirando su una corda! - Incredibile, non ci posso quasi credere, quella signora ancora carina, sulla piccola barca gialla, usa una barra di legno per pilotarla!”-
Noi faremo tutti mostra di non vederli e di non sentirli, e continueremo imperterriti a navigare riportando la nostra posizione su un pezzo di carta usando una matita, scruteremo l'orizzonte strizzando gli occhi o attraverso le lenti di un banale binocolo, e proseguiremo cosi tranquilli, fino a quando l'ultimo di noi non si sarà estinto, e ne rimarrà solo lo sbiadito ricordo su qualche vecchia fotografia.
Da bordo del Jonathan sul Rio della Plata
domenica 7 dicembre 2008
Perchè in Antartico ?

lata platea di appassionati velisti Argentini, che si recavano in Antartide perché questa è una delle ultime regioni incontaminate del globo, ed è necessario dare dei segnali per la sua salvaguardia, un viaggio con un mezzo ecologico, ben attrezzato , come può essere un veliero condotto da una tanto esperta navigatrice, non può essere, in effetti, che un segnale forte. Il problema è quanti avranno modo di ricevere questo segnale, e quanti, invece, saranno sempre di più attratti dalle crociere d lusso, che al costo di diverse migliaia di dollari, offrono la sensazione dell'avventura, ben calmierata dalla “SPA” di bordo, dalla raffinata cucina, e da un'organizzazione della sicurezza, apparentemente a prova di bomba. Quando dopo alcuni giorni tra i ghiacci, li si vedono sbarcare sul molo di Usuhaia, s'atteggiano tutti a novelli “Schakleton”, naturalmente però, rivestiti da griffatissimi abbigliamenti super-tecnici di ultima generazione!
domenica 15 giugno 2008
Siamo in partenza per l'Italia

Dopo tre mesi trascorsi a Buenos Aires, siamo in partenza per l’Italia, dove resteremo fino ai primi di Settembre.
Il periodo trascorso qui, ci ha permesso d’iniziare a comprendere un poco questo paese, geograficamente cosi lontano dall’Italia, ma in realtà culturalmente e “sentimentalmente” molto più vicino di quanto da noi si pensi.
Probabilmente ciò è dovuto al quasi 50% degli Argentini che hanno origini Italiane, e che quindi si sentono molto legati al paese d’origine.
Qui circola una battuta: “Gli Argentini, sono Italiani che parlano spagnolo!”
Anche il modo di vivere degli argentini è molto vicino al nostro; di tutti i paesi, fino ad ora visitati, questo è certamente il meno “esotico” ed il più Europeo.
Appena arrivati a Buenos Aires non mi era piaciuta per nulla, la trovavo sproporzionata e caotica; effettivamente è una città immensa (più di dodicimilioni d’abitanti ), e come tale piena di forti contraddizioni.
Vivendola, ho invece imparato ad apprezzarla, ed ora la lascio un poco a malincuore; in questo cambio di valutazione ci hanno aiutato molto le tante amicizie che in breve tempo abbiamo stretto.
Una cosa bisogna assolutamente dire: gli Argentini sono molto cordiali, ospitali, curiosi delle esperienze degli altri, ed in definitiva ansiosi di avere nuovi contatti,con persone provenienti dai paesi delle loro lontane origini .
sabato 7 giugno 2008
Cruzero del l'Amistad

Il 10 magio scorso è partita da Buenos Aires la seconda edizione del "Cruzero del'Amistad" (Crociera dell'Amicizia".
Evento eccezzionale per lo Yacht ing da diporto locale; gli Argentini, infatti, hanno moltissime barchea vela, ma navigano poco a lungo raggio, e difficilmente escono dall'estuario del Rio della Plata.
In questo caso, ben 29 barche sono salpate in conserva per raggiungere le "mitiche" spiagge tropicali di Rio de Janeiro.
Noi siamo andati a salutare alcuni amici in partenza, e debbo dire che lo spettacolo è stato gradevole e folkloristico.


La flotta si trova attualmente a San Francisco do Sul , ma le barche sono diminuite di un'untità.:se ne è infatti persa una.
Il 30 maggio l'equipaggio dell' "Iilka" , uno slloop in acciaio di 41 piedi, è stato tratto in salvo da un cargo, e la barca lasciata alla deriva.
i dettagli si trovano su questo sito Brasiliano:
Il mio commento personale, è che queste crociere di gruppo, danno sempre una falsa sensazione di sicurezza, e sono quindi scelte da equipaggi poco esperti, che cosi credono d'essere al riparo da qualsiasi danno.
In mare, invece, ciascuno deve contare solo ed unicamente sulle proprie risorse, ed adeguare la navigazione ai propri mezzi ed alla propria esperienza.


