venerdì 24 febbraio 2012

Sulle traccie di Henry Morgan


Le nostre rotte e quelle del corsaro Henry Morgan, si stanno sempre di più intrecciando.
Lo incontrammo la prima volta, a Puerto Morgan, sull'isola “De la Vache” (a sud di Haiti), che era una delle sue basi-rifugio per le scorrerie contro le colonie spagnole di Cuba e Santo Domingo.
L'ombra della sua veloce corvetta, con gli alberetti sghindati per non farsi scorgere dal largo, aleggiava ancora nelle tranquille e protette acque di quella baia incantata.
Curiosamente in Giamaica, a puerto Sant Antonio, dove gettammo l'ancora, il corsaro non si fece vivo, sebbene alla Giamaica, di cui fu anche governatore, fosse di casa. Probabilmente preferiva l'ancoraggio di “Puerto Royal” (l'attuale Kingston), che gli garantiva maggiori lussi ed agi!
Henry Morgan, su un muro di George Town a Gran Cayman
A Gran Cayman l'abbiamo sorpreso guardarci, con fare tra il beffardo e l'ironico, da un colorato murales; pareva volesse dirci che difficilmente avremmo potuto sfuggirgli!
Ma la sua presenza più forte ed inquietante la stiamo percependo ora a Roatan, la principale delle isole dell'arcipelago della Bahia, situate a poche miglia dalle coste dell'Honduras.
I luoghi in cui abbiamo incontrato Morgan

Le coste di quest'isola, lunga e stretta, sono frastagliate sul versante sud (quello che guarda la terra ferma) da numerose cale e calette, protette da insidiosi “reff”, che offrirono, tra il XVI e XVII secolo un sicuro rifugio a numerosi pirati e corsari, Inglesi, Francesi ed Olandesi, che da qui potevano facilmente controllare l'obbligato passaggio dei galeoni spagnoli.
Tra tutti, per importanza e potenza, primeggiava, senza alcun dubbio, il nostro amico Henry Morgan. Morgan battezzò col nome della sua base Giamaicana , ossia Port Royal una vasta e protettissima insenatura situata nella parte più occidentale della lunga isola.
Abbiamo recentemente visitato questo vasto ancoraggio che è ora completamente deserto se si eccettua una cadente, ed affascinatane, casa coloniale sulla sponda ovest. E' facile pensare che la natura del sito sia rimasta identica a quella dei tempi del corsaro, sebbene allora probabilmente vi fossero delle strutture a terra d'appoggio alla flotta corsara.
Era questa una posizione ideale da cui lanciare i famosi attacchi a Porto Belo, Cartagena, Maracaybo, ed il celeberrimo sacco di Panama, compiuto con una straordinaria marcia attraverso le paludi e le valli dell'istmo, per sopraffare, con forze dieci volte inferiori, la più opulenta delle città spagnole del centro-America.
Sulle isole della Bahia, circolano numerose storie di ritrovamenti di pietre preziose, dobloni d'oro ed arredi sacri d'argento, nonché d'ossa umane in oscure e nascoste caverne. Vi è anche la leggenda che Morgan mori a Port Royal e fu sepolto nella vicina isola di Utila, ed è chiaramente una “leggenda” poiché è storicamente accertato che il corsaro mori in Giamaica e li fu sepolto.
Curiosamente in questo stesso periodo sto rileggendo “Il Corsaro Nero” e “La figlia del Corsaro Nero”, di quel genio che fu Emilio Salgari: ebbene in queste due mirabolanti avventure di pirati e corsari, Morgan personaggio assolutamente reale, appare accanto a quelli di pura fantasia del facondo scrittore. Ne “Il Corsaro Nero” Morgan è il secondo del diafano signore di Ventimiglia e nella “Figlia del Corsaro Nero” si narrano le gesta storiche di Morgan strettamente legate a quelle di fantasia. Nel finale Morgan finisce per sposare la coraggiosa Jolanda!
L'ancoraggio di French Cay a Rotan

A Roatan siamo ancorati a French Cay, un bel ridosso protetto da un grande “reef, vicino a French Harbour, che era la base dei pirati francesi. L'ingresso è ben segnalato e facile anche se all'interno occorre prestare attenzione ad alcuni bassi fondi corallini, per altro ben visibili.
Le Isole sono sicuramente interessanti, anche se essendo orientate per Est-Ovest, non sono agevoli da navigare nei due sensi per via del forte aliseo da Est-Sudest che soffia costantemente in questo periodo dell'anno.



domenica 1 gennaio 2012

Un siciliano verso il Sud del mondo.



Quando conobbi Francesco sul molo di Piriapolis, in Uruguay nel 2007, pensai che fosse un sognatore inguaribile che rasentava la follia.
In quell'occasione mi disse che intendeva navigare dall'Europa al Pacifico, passando per il canale di “Beagle” con una barca d'epoca, progettata da S&S, che stava ristrutturando con le proprie mani.
Presi le sue affermazioni come delle esternazioni estemporanee che poche possibilità avevano di realizzarsi compiutamente.
Il Nittius, progetto S&S. ad Abraoo (Brasile)
 Due anni dopo, dovetti, parzialmente ricredermi, lo incontrai infatti in Brasile, nella baia di Abraoo sull'Ilha Grande, con il suo splendido Nittius perfettamente ristrutturato.
Francesco si stava apprestando a salpare per Buenos Aires, luogo da cui noi venivamo, ben deciso a portare a termine il suo ardimentoso progetto.
Nel momento in cui ci salutammo, mi lanciò, da bordo del Nittius:
Ci vediamo alle Galapagos!”
Francesco ci saluta partendo per Buenos Aires
Lui le avrebbe raggiunte percorrendo la difficile rotta verso il Sud del mondo, noi attraverso quella molto più agevole di Panama.
Anche in quell'occasione non fui completamente convinto, in effetti d'allora sono passati altri tre anni, trascorsi da Francesco sul Rio della Plata, a cercare d'attrezzare adeguatamente Nittius per la difficile impresa, districandosi tra mille difficoltà tecniche ed economiche.
Solo pochi giorni fa, ho potuto vederlo in teleconferenza su Skype, da Mara del Plata: 
fluenti e grigi capelli lunghi, barba profetica, ha fatto infatti voto di non tagliarsi più né chiome, né barba , fino al suo arrivo ad Usuhaia!
La nuova capottina rigida di Nittius. Disegnata e realizzata da Francesco. 

Dunque il salto nell'avventura è realmente iniziato!
A Mar del Plata, grazie anche alla generosa disponibilità della locale comunità siciliana, ha potuto ultimare i preparativi dell'allestimento del Nittius, e tra pochi giorni salperà con destinazione Comodoro Rivadavia.
Se vuole evitare i rigori del freddo ed il ghiaccio dei canali Cileni, per giungere entro Marzo a Puerto Mont in Cile (luogo splendido!!), deve affrettarsi.
Gli ho chiesto d'inviarmi almeno dei brevi messaggi, alla partenza ed all'arrivo dalle varie tappe, in modo che possa seguirlo in questa navigazione cosi impegnativa, tenendo conto che sarà solo e che il tipo di barca, per quanto solida e ben armata, non è certo delle più adatte all'impresa.
Francesco, è partito senza battere la gran cassa, senza proclami, non ha un “routier” che lo segua, non dispone di sofisticati sistemi di localizzazione automatica, non si pubblicizza in nessun modo, naviga con determinazione e caparbietà, come lo si faceva nei tempi passati, la sua impresa è unicamente per lui medesimo, ed è un ulteriore esempio di come i sogni si possano e si debbano realizzare!

Buon Vento Francesco!

A Francesco ed al suo Nittius, ho dedicato un capitolo del mio libro di prossima pubblicazione:
Queste note, e quelle che seguiranno, ne sono il naturale proseguimento.

venerdì 25 novembre 2011

I sogni vanno realizzati!


I sogni, quelli che ci permettono di proiettarci in un desiderato futuro che ci pare potrebbe essere il migliore per noi, debbono assolutamente essere coltivati, ma è ancora più importante che si possa, almeno provare, a realizzarli.

A Ruggero Carbognin, incontrato solo virtualmente sul web ho scritto:

"Nella vita bisogna coltivare dei sogni, sogni che però siano alla nostra portata, altrimenti divengono delle chimere o delle scuse per non fare mai nulla!
Complimenti per il progetto, ti seguirò"


Ruggero, è un giovane appassionato velista “sognatore”, che ha un progetto ambizioso ed affascinante. Navigare dall'Inghilterra all'Amazzonia, in solitaria, su di una piccola barca a vela dalle deliziose forme classiche: Strider, uno sloop di 26 piedi, più vecchio di lui, è stata, infatti, varata nel 1968 mentre Ruggiero è nato nel 1970!
Ruggero non ha un budget elevato, ma con metodo, razionalità e quel pizzico di folle incoscienza sempre necessario a realizzare imprese degne di nota, si sta preparando ad una partenza che gli auguro sia vicina e felice!
Lo si può seguire sul suo sito:


Un sogno che invece è in pieno svolgimento è quello concretizzato da Alessandro Gennai, la sua compagna Lucetta e la loro piccola Blu,anche loro sono solo per ora amici virtuali del web, ma spero d'incrociarli, prima o poi, sulle vaste rotte del “settimo continente”!
Alessandro e Lucetta, hanno scelto per la loro avventura, che è quella di passare alcuni anni veleggiando attorno al mondo, una bellissima barca “Isola Bianca II”, cutter in acciaio progettato da Carlo Sciarrelli per il bravo navigante Angelo Preden.
Questa scelta, evidentemente, non può altro che piacermi, e sono sicuro che dalla loro barca avranno grandi soddisfazioni!


Gli si può seguire sul loro sito:


Due sogni simili e due progetti diversi, più avventuroso e spartano quello di Ruggero, più tranquillo e strutturato quello di Alessandro e Lucetta, i sogni sono sempre differenti come sono differenti le persone che li fanno, l'importante è che esistano e divengano realtà!


lunedì 7 novembre 2011

Rio Dulce, ultima spiaggia?


Una tranquilla immagine di "El Golfete"

Negli ultimi anni il Rio Dulce, in Guatemala ha conosciuto un sempre maggiore successo ed una conseguente forte crescita delle infrastrutture dedicate all'accoglienza delle barche da diporto.
Le ragioni sono certamente diverse, ma ve ne sono almeno tre preponderanti.
La prima è che Il Rio Dulce è l'unico ormeggio sicuro di tutto il Centroamerica a nord del 10° parallelo, nella stagione degli uragani. Però non significa che il Rio Dulce sia completamente sicuro dal passaggio degli uragani, che invece colpiscono frequentemente queste regioni, ma la conformazione orografica fa si che, nella zona in cui vi sono tutti i Marina, non abbiano mai gravi conseguenze. 
Tipico Marina del Rio Dulce
 
I Marina del Rio Dulce sono tutti concentrati nel Lago “El Golfete” che dista più di venti miglia dal mar dei Caraibi e da cui è separato da un'alta catena montuosa, che ha l'effetto di ridurre molto la forza del vento, ed in ogni caso fa si che non si generano mai grosse onde; gli unici problemi possono essere causati dalle forti piogge e dal conseguente innalzamento delle acque.
Dalla foce del Rio, si raggiunge “El Golfete” risalendo il rio, che si apre il cammino tra stretti ed alti "canyon", rivestiti da una lussureggiante foresta tropicale: uno spettacolo di raro fascino ed indubbia bellezza.
La bellezza naturale della regione, che se non può essere considerata “incontaminata”, è certamente ancora molto naturale, è un altro valido motivo del successo del Rio Dulce, considerando anche che da qui è facile addentrarsi nell'interno del Paese per andare alla scoperta dell'affascinante mondo dei Maya.
La terza, e non meno importante ragione, è che in Guatemala la vita ha ancora costi piuttosto bassi, ed anche i servizi per la nautica, che sono sempre più completi, hanno prezzi tutto sommato ragionevoli, e certamente inferiori ad altre località caraibiche.
Questi elementi, fanno si che siano sempre più numerosi i navigatori che decidono di fare una sosta nelle tranquille acque del Rio Dulce: molti approdano in Guatemala dopo essere passati dall'arcipelago delle Sanblas e dalle isole al largo dell'Honduras, altri , come è stato il nostro caso, vi giungono direttamente da Cuba, ma la maggior parte è rappresentata da Statunitensi che arrivano dal vicino Texas, o dalla Florida dopo aver disceso la bella catena di “reef” corallini del Belize; per loro si tratta di una breve passeggiata tutta, con venti portanti!
Le barche con la bandiera a stelle e strisce sono, quindi, la stragrande maggioranza tra tutte quelle che frequentano il Rio, seguite, ma ad una considerevole distanza, da quelle canadesi, non manca una piccola colonia di naviganti francesi che fa gruppo a se stante. 
Rare le barche italiane: al momento vi è un catamarano di miei amici padovani, un paio d'altre in secca nel cantiere di Ram Marina, ed una barca con bandiera statunitense, ma abitata da una coppia d'italiani, che stanno sul Rio da ormai quattordici anni!
Parlare spagnolo a “La Frontera", la piccola città che sorge nel'itzmo tra il grande lago Izabal ed “El Golfete”, può non essere assolutamente necessario, quello che invece conta è riuscire a comprendere il terribile “slang” texano, altrimenti si rischia d'essere tagliati fuori dalla maggior parte dei contatti sociali!
I lunghi periodi di sosta sono un altra caratteristica del Rio Dulce, sono tanti i navigatori che qui finiscono per rimanere intrappolati dalla tranquillità, dalla bellezza e dai bassi costi del luogo, molti si arenano poi definitivamente tanto da finire qui i loro giorni.
Nei diversi Marina del Rio vi sono, infatti, tante barche in vendita a prezzi a volte interessanti, perché i loro armatori o son deceduti, o sono tanto malmessi da non poter più navigare o sono molto vicini ad uno di questi infausti eventi. 
Per molti aspetti il Rio Dulce sembra quasi essere una sorta di “cimitero degli elefanti”, un ultima spiaggia, bella, ma da cui è opportuno distaccarsi prima che sia troppo tardi!

mercoledì 12 ottobre 2011

Non sono un navigatore!


Il titolo di questo post sembra essere in contraddizione con quello precedente:
Ma come prima dici che i navigatori italici sono in aumento e poi uno che già naviga dice di non essere un navigatore?”

L'affermazione va intesa come uno spunto preso per poter dire quale, secondo me, è la differenza tra navigare, o ancora più semplicemente veleggiare, e viaggiare

L'occasione mi è stata offerta dal simpatico invito del Club Annje Bonnje di Como, a tenere una conferenza sul mio libro “Rotta a Zig-Zag” e più in generale sui miei viaggi, evento che si è svolto a Como la sera del cinque scorso.
Nel corso della serata ho proiettato il video sull'ultima crociera fatta , da Curaçao al Rio Dulce, passando per Haiti, Jamaica, Cuba e Gran Cayman.
Questo che segue è il testo del discorso che avrei voluto tenere, naturalmente come sempre accade, quello che ho detto è stato leggermente diverso, “zigzagamenti” anche nei discorsi!
Il senso generale è stato però rispettato, e rappresenta lo spirito con cui Silvia ed io affrontiamo i nostri viaggi.
L'organizzazione è stata impeccabile, cosi come la calorosa e generosa ospitalità da parte della Direzione del Club.
Alla fine della proiezione, l'attento pubblico degli appassionati presenti, ha ravvivato la serata con diverse domande molto pertinenti, che mi hanno permesso di sviluppare meglio le tesi inizialmente esposte.
Nella trasferta a Como sono stato accompagnato dall'amico “storico” Alberto Stampanoni, che è stato anche l'autore delle riprese con cui ho montato il video della serata. Era presente anche Michela, che ora vive a Como, e che fu mia compagna di navigazione e viaggi venti anni fa, Michela ha potuto ben supportarmi in diverse mie affermazioni, lo spirito di viaggio di venti anni prima non è infatti molto differente da quello attuale!
Non sono un navigatore!

"L'amico Pietro, nell'annuncio dell'incontro di questa sera mi ha definito un “navigatore”, ne sono lusingato e lo ringrazio, però io non mi considero un “navigatore”, ma piuttosto un viaggiatore che utilizza come mezzo di trasporto una barca a vela.
I veri navigatori sono un'altra cosa, come il fraterno amico Manfred, a cui mai cercherei di paragonarmi.
Sia io che Silvia, la mia compagna, che si scusa per non poter essere presente questa sera, consideriamo la barca a vela, come uno strumento, un mezzo che ci permette di recarci liberamente in luoghi diversi e lontani e di rimanervi anche per lunghi periodi portandoci, come delle chiocciole la nostra casa appresso!

La lentezza del viaggio.

Nel nostro modo di viaggiare, è anche molto importante la lentezza del viaggio, perché è un elemento che ci permette di meglio entrare nella realtà dei luoghi visitati.
Sappiamo tutti che una barca a vela da crociera ha una velocità media che oscilla tra i 5 e 6 nodi, ossia tra i 9 e gli 11 chilometri per ora, poco più di un uomo a piedi e poco meno di un uomo a cavallo, forse la stessa velocità di un carrozzone tirato da un cavallo, e quindi sempre con casa al seguito, come le chiocciole!
La differenza fondamentale però è che la barca si muove su una superficie liquida, quindi senza apparenti vincoli e confini, e che può continuare a navigare anche quando l'equipaggio di notte si riposa. Può allora percorrere distanze straordinarie, sebbene lentamente.
La lentezza del viaggio permette di adeguarsi con gradualità alla realtà che si andrà ad incontrare, il nuovo posto sarà allora sempre una sorpresa, ma non traumatica.

La chiocciola si deve inserire.

Arrivare con tutta la propria casa al seguito significa poi dovere per forza di cose entrare nella vita quotidiana di un luogo che può avere regole molto differenti da quelle a cui eravamo abituati: bisognerà fare spesso delle complesse pratiche d'ingresso rapportandosi a tante autorità (immigrazione, capitaneria di porto, dogana, sanitarie....), fare gli approvvigionamenti, la cambusa, quindi frequentare i mercati, i vari tipi di negozi, procurarsi il gas per la cucina, a volte fare delle piccole o grandi riparazione, quando non riparare se stessi; i dentisti sono generalmente quelli più frequentati...
Tutto questo porterà ad entrare in contatto con la realtà locale e a fare incontri e conoscenze.
Gli incontri sono appunto il motivo conduttore del mio libro “Rotta a Zig-Zag”, che tratta della parte del viaggio dalla Sicilia all'Argentina.



Nella “Rotta a Zig-Zag” non ci sono paurose burrasche...

Nel libro non si troveranno descrizioni di paurose burrasche, ma piuttosto la storia di come sia nata l'idea di un viaggio, che è tutt'ora in corso, e di come il suo percorso si sia modificato, dai piani originali, secondo gli incontri umani fatti, che alla fine si rivelano essere sempre la parte più viva, e duratura nella memoria di tutti i viaggiatori.
I nostri viaggi non sono dunque “eroici” ma fatti da persone assolutamente comuni e quindi alla portata di qualsiasi, donna o uomo, che abbia il sogno nel cassetto di partire per vivere una vita differente.

Una rotta diversa.

Il video che vi proietto questa sera tratta dell'ultima parte del viaggio che si è svolto su di una rotta non molto battuta dagli ormai tanti girovaghi del mare.
Nella zona caraibica vi è infatti una specie di corridoio preferenziale: arrivo dall'Europa alle Piccole Antille, discesa della catena d'isole e quindi rotta a ovest, poco distanti dalle ormai pericolose coste venezuelane, toccando gli atolli corallini di los Roques e los Aves, (che appartengono al Venezuela ) poi le Antille Olandesi e quindi Panama e l'arcipelago delle Sanblas.
Noi da Curaçao, nelle Antille Olandesi, abbiamo fatto uno dei nostri cambiamenti a “Zig - Zag”, ed abbiamo tagliato in diagonale, verso nord, tutto il mare dei Caraibi per toccare Haiti, la Jamaica, Cuba, le Cayman per finire in Guatemala.
Una rotta che ci ha permesso di conoscere posti molto differenti tra loro, ma tutti con un particolare fascino.
Buona visione, poi a fine proiezione, se avete delle domande potremo chiacchierare un poco!"

Il video proiettato, diviso in tre parti: 

Prima parte: da Curaçao alla Jamaica




Seconda parte: Il Jonathan a Cuba


Terza parte: Gran Cayman e Rio Dulce in Guatemala




martedì 11 ottobre 2011

Poeti, santi e navigatori


La settimana scorsa, ho passato un intera giornata al Salone di Genova presso lo stand de “Il Frangente”, che ha, come ogni anno, dedicato uno spazio ai suoi autori.
E' stata un occasione per incontrare numerosi lettori, o aspiranti tali, del mio libro “Rotta a Zig – Zag. Incontri con i naviganti degli oceani”, che hanno voluto conoscermi di persona e pormi numerose domande sui vari problemi del viaggiare per mare, molti di loro hanno, infatti, il progetto, più o meno avanzato, di partire all'esplorazione del mondo.
Questa è senza dubbio una bella notizia, vuol dire che sempre più appassionati di vela e di mare italiani, non solo sognano di “partire”, ma anche stanno programmando coscienziosamente la realizzazione dei loro sogni, forse stiamo finalmente ritornando ad essere un “popolo di navigatori”, non saprei però dire se anche di “poeti e santi”!
Con grande piacere ho anche incontrato alcuni amici, “storici navigatori”, penso che se invece di un solo giorno mi fossi fermato più a lungo, gli avrei incontrati tutti, questo è bello, ma significa anche che ancora siamo in pochi!
Un piccola nota sulla frequenza di pubblico al Salone: l'anno scorso per mangiare un panino fui costretto a fare una lunga coda, prima alla cassa e poi al banco, per finire con il sedermi su di un muretto al sole. Quest'anno , invece, non ho fatto nessuna coda, ed ho potuto sedermi comodamente ad un tavolo vuoto, riparato da un ombrellone!

domenica 18 settembre 2011

Quanto è difficile vivere in barca?

Uno stile di vita semplice: quello di Scirley.

Sono molti i velisti che accarezzano il sogno nel cassetto di trasferirsi a vivere in barca e fare un cambio radicale stile di stile di vita.
I motivi possono essere diversi, mettendo naturalmente al primo posto sempre la passione per il mare, la vela e la navigazione, altrimenti si potrebbe benissimo pensare, come ad esempio per gli appassionati di equitazione, campagna e vita all'aria aperta, d'andare a vivere su di un carro trainato da cavalli, o in una baita d'alta montagna.
Uno dei principali motivi di fascino di queste scelte è probabilmente quello d'avvicinarsi ad un modo di vivere più essenziale, sfrondandolo tutte quelle cose e quei condizionamenti che appesantiscono la vita cosi detta “civile”.
Cambiare radicalmente stile di vita non è però cosa semplice, e neppure alla portata di tutti, gli impedimenti ed i vincoli sono molteplici e d'analisi piuttosto complessa, ne accenno solo i principali:
  1. Il lavoro e conseguentemente il lato economico.
  2. La famiglia, e più in generale gli affetti.
  3. Le consuetudini di vita che verranno totalmente stravolte.
Non voglio qui analizzarli compiutamente e neppure tentare di dare una risposta, anche perché non ho, come credo anche che nessuno abbia, ricette preconfezionate per rispondere a tali quesiti.
Sui Forum di vela e più in generale sul Web, vi sono costantemente interventi attorno a questo argomento che evidenziano la molteplicità dei problemi e la difficoltà a trovare risposte soddisfacenti.
Mi limito ad alcune considerazioni di base su questi tre punti:

Il lavoro e l'aspetto economico:

E' chiaro per tutti che per vivere in barca, sia in modo stanziale o semi-stanziale (quasi sempre ormeggiati in un marina e con un area di navigazione geograficamente limitata) o itinerante cambiando in continuazione l'area di navigazione (Giro del mondo o in Giro per il mondo, che non sono la medesima cosa!), occorra del danaro che può essere poco o molto, secondo lo stile di vita e di navigazione scelto, come anche già scritto in questo stesso blog alla pagina “Per i sognatori”.
Come procurarsi questo denaro, non è il fine di quest'articolo, anche perché alla fine dipende dalle possibilità, dal bak-ground socio-economico e dall'inventiva di ciascuno.

La famiglia, e più in generale gli affetti:

Anche in questo caso i condizionamenti che derivano dalla famiglia possono essere molto differenti, infatti, diversa è la situazione di una persona giovane o di una coppia ancora senza figli, rispetto a quella di una coppia di quarantenni con figli e genitori anziani, o ancora di una coppia di pensionati (che poi rappresentano la maggioranza tra coloro che fanno queste scelte) che hanno figli ormai grandi, ma hanno anche nipoti!
Recentemente parlavo con una signora che pur condividendo pienamente la passione del marito per il mare e la vita in barca, mi diceva d'essere piuttosto reticente ad accettare la proposta del consorte di passare almeno sei mesi l'anno in barca - le occupazioni d'entrambi lo permetterebbero - sopratutto per la mancanza di un continuo contatto con la figlia e con i, non ancora nati, nipoti.
Nei miei numerosi incontri ho constatato che le maggiori difficoltà, in questo senso, sono sempre appannaggio del genere femminile, i maschi, per loro natura, sono più propensi a allentare questi rapporti, non tanto dal punto di vista affettivo, ma quanto da quello dello spazio e del tempo.
Alcune foto dei nipoti e figli appese in quadrato e qualche contatto in video-conferenza tramite Skype, sono per gli uomini, spesso sufficienti, mentre lo sono molto meno per le mamme o ancor peggio per le nonne!

Le consuetudini di vita che verranno totalmente stravolte:

Questa potrebbe a prima vista sembrare una considerazione superflua, se si è scelto questo stile di vita è proprio perché ci si vorrebbe liberare da una serie di condizionamenti e di inutili appesantimenti, ma non è sempre cosi ovvio.
Ho incontrato diverse coppie che, partite piene d'entusiasmo e d'aspettative per il loro nuovo modo di vivere, hanno dopo non molto tempo rinunciato perché incapaci di trovare un equilibrio, nel nuovo “menage” che prevede una vita in comune 24 ore su 24, mentre prima si vedevano rapidamente solo alla sera quando entrambi rientravano dalle loro rispettive occupazioni, spesso vissute come stressanti ma anche fonte di soddisfazione e realizzazione personale.
La mancanza di tutte le “comodità” della vita terricola (cinema, televisione, super-market a portata di mano, lavatrici, elettrodomestici, automobili, hobby e chi più ne ha più ne metta...) da cui apparentemente si voleva sfuggire, divengono spesso, insopportabili.
Questi motivi, solo in apparenza banali e prosaici, provocano più abbandoni, tra i naviganti, delle burrasche e delle inevitabili e fastidiose avarie!

Il mio primo periodo di vita in barca si svolse dal 1985 al 1990, poi dopo tredici anni di vita sulla piccola isola di Pantelleria (quasi una barca ferma in mezzo al mare!) ripartii nel 2003 per il viaggio tutt'ora in corso.
Quando stavo progettando il nuovo viaggio, Tierry, un navigante francese che sostava allora nel precario porto dell'isola, mi mise in guardia dicendomi:
- “Guarda che rimarrai deluso, le condizioni sono molto differenti da quelle che ti ricordi tu!” -
Certo questa non poteva essere un'affermazione che potesse fermarmi, ma nel corso del viaggio ho spesso pensato alle parole di Tierry, ed ora più che mai non posso che dargli ragione e sottolineare le sue parole.
Potrebbe sembrare paradossale, ma vivere in barca trent'anni fa era molto più semplice che ora!
Oggi la navigazione è indubbiamente più semplice, aiuti elettronici, materiali più sofisticati e tecnologici, hanno spazzato via molte delle difficoltà e delle fatiche che affliggevano il navigatore di trent'anni prima.
La relativa facilità di connettersi ad internet ha poi quasi annullato l'isolamento che un tempo era la conseguenza inevitabile di questo stile di vita.
I servizi che si trovano oggi giorno in quasi tutte le parti del mondo, sono enormemente migliorati, quasi ovunque è possibile trovare Marina ben attrezzati, cantieri dove fare buone ed importanti riparazioni e manutenzioni e luoghi ove fare complete e soddisfacenti cambuse.
I collegamenti aerei per i necessari rientri “a casa” sono divenuti più capillari, efficienti ed economici.
Tutto questo dovrebbe far pensare che oggi, sia più facile vivere in barca.
Vi è però un non indifferente rovescio della medaglia: il grande aumento delle barche che frequentano gli angoli più disparati del mondo, ha stimolato un logico aumento dei servizi a loro offerti, ma anche un conseguente innalzamento dei costi.
Le pratiche e le formalità d'ingresso in molti paesi, ed in particolare in quelli del cosi detto “terzo mondo”, sono divenute sempre più complesse e costose, quasi in modo direttamente proporzionale al numero delle barche che gli visitano.
I contatti con le popolazioni dei diversi paesi divengono ogni giorno meno spontanei, più persone passano più ciascuno diviene anonimo e si confonde nella massa, minore è l'interesse dei “locali” verso la cultura del “visitatore” e maggiore quello verso il suo portafoglio, o meglio, carta di credito!
Non ultimo è peggiorato di molto il livello della sicurezza. il grande divario tra l'apparente ricchezza di chi vive in barca, e la reale povertà delle popolazioni di molti paesi in cui il navigante si reca, determinano sovente frequenti atti di ruberie, violenze e veri e propri assalti pirateschi!
Con tutto questo non voglio dire che oggi queste scelte di vita non siano percorribili, e non offrano interessanti spunti di vita, ma bisogna aver ben presente le difficoltà e sapere che se è vero che esiste lo “stress” della vita civile e terricola, ne esiste anche uno per la vita barcaiola e navigante.
Un utile approfondimento agli aspetti più pratici del "vivere in barca". può essere trovato qui:
http://www.lafilibusta.com/index.php?mod=page&pageId=63